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IL VACCINO PEGGIORA LA SUINA

Nel dicembre 2008, viene scoperto che la Baxter, la sua filiale austriaca, aveva distribuito a 18 Paesi dell’Est europeo un vaccino per la «normale» influenza stagionale H3N2. Ben 72 litri. Un laboratorio scrupoloso della repubblica Ceka aveva provato il vaccino su animali di laboratorio (dei furetti): ne sono morti la metà. Ad un esame accurato difatti, i ceki avevano scoperto che il vaccino della Baxter conteneva sì un mix di virus stagionali morti (il vaccino), ma a cui era stato aggiunto il virus vivo dell’influenza H5N1: la terribile aviaria.

La Baxter dapprima  rifiutò di rispondere alle domande ceke invocando il «segreto commerciale». Poi, di fronte alle stringenti pressioni dei giornali austriaci, ammise che il virus vivo dell’aviaria era finito nel vaccino dell’influenza stagionale «per errore».

 

Errore??

"Un errore assolutamente impossibile date le norme di sicurezza nei laboratori; e che comunque, avrebbe dovuto escludere la Baxter dal grande business della vaccinazione per suina".

L’OMS non ha trovato nulla da ridire. E proprio alla Baxter il governo inglese ha ordinato i vaccini per immunizzare la sua popolazione: Steve Watson, «Baxter to develop swine flu vaccine despite bird flu scandal», Prisonplanet, 27 aprile 2009.

A ventilare che il virus dell’influenza suina sia il prodotto artificiale di un «errore» di laboratorio sono tre noti virologi di fama internazionale, che hanno messo nero su bianco i loro sospetti sul «Virology Journal», una delle più credibili riviste del settore. Il che significa che l’articolo ha superato la «peer review», ossia è stato compulsato da pari scienziati, e trovato plausibile e ben documentato.

Adrian J. Gibbs, John S. Armstrong, Jean C. Downie, «From where did the 2009 ‘swine-origin’ influenza A virus (H1N1) emerge?», Virology Journal, 24 novembre 2009. Probabilmente pochi sanno che l’Australia ha avuto prima la sua pandemia di suina (il continente è uscito dall’inverno, la stagione influenzale), e l’ha sopportata felicemente senza i vaccini, che non erano ancora preparati quando la diffusione del virus è cominciata nell’emisfero australe.

Adrian J Gibbs, John S Armstrong  e Jean C Downie (australiani), rivelano che, all’esame del codice genetico del virus, esso risulta una specie di prodotto ingegnerizzato (ricombinato) di ben tre linee virali suine diverse, apparse in tre diversi continenti, e in anni diversi. Una cosa che pare alquanto improbabile agli scienziati.

«I tre genitori virali possono anche essere stati assemblati per via naturale, magari per l’opera di uccelli migratori o del commercio internazionale di maiali; ma la loro discendenza coerentemente suina suggerisce invece che siano opera dell’uomo».

OMS... una garanzia. 

 

www.thelivingspirits.net



Cristina




 

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